giovedì 17 novembre 2011

RIFORMARE L'INNO NAZIONALE?

I bei versi del nostro inno nazionale rievocanti importanti episodi - di seguito brevemente riassunti - della nostra storia, guardano al passato: ma non sarebbe bene se essi si rivolgessero anche al presente ed al futuro?
Fortunatamente oggi si può amare l’Italia anche senza doversi apprestare a lasciarci la pelle; e poi, a cantarlo tutto, l’”Inno di Mameli”, si corre il rischio di urtare la suscettibilità della vicina amica Austria, della quale l’inno rammemora comportamenti poco cortesi nei nostri confronti che è meglio lasciar perdere.
Ma, a parte ciò, non vi è dubbio che fu certamente un grande quel Publio Cornelio Scipione Maggiore detto “Scipione l’Africano” che inalberando il mitico elmo le aveva date di santa ragione , nel 202 d.c., ad Annibale che aveva invaso l’Italia.
Ed è vero, la battaglia di Legnano che nel 1176 vide la vittoria della Lega Lombarda contro il Barbarossa, è stata una dimostrazione di solidarietà e di virtù militari, e Francesco Ferrucci, che nel 1530, già moribondo, ebbe la forza di gridare a quel tal Maramaldo che lo stava ammazzando,“Vile, tu uccidi un uomo morto”, ha dimostrato un coraggio da leone. Anche i Vespri Siciliani che il 31 marzo 1282 posero fine al dominio angioino a Palermo furono un episodio assai importante, come pure Giovanni Battista Perasso detto “Balilla” che, facendo fischiare nel 1746 il famoso sasso contro gli austriaci ne determinò la cacciata dalla Liguria, dimostrò di avere un caratterino niente male (anche se, purtroppo per lui, il suo nome non suona oggi molto bene in Italia per via dello sfruttamento che se ne fece nel passato).
Ma oggi, oltre ad esaltare ricordi della nostra storia, ritengo sarebbe il caso di inneggiare anche alla pace, al progresso, alla giustizia, al lavoro, alla concordia, alla cultura, all’onestà, e così via, concetti tutti sui quali si basa la nostra costituzione (anche per la quale, guarda caso, si prevedono ritocchi): e sarebbe, questo, un interessante caso di simbiosi fra Costituzione e inno nazionale.
E dunque, senza toccare la musica di Michele Novaro che è tuttora bella, trascinatrice e cantabile, perché non rivedere il testo di Goffredo Mameli (se è suo, perché si mormora che il vero autore sia tal Atanasio Canata dei padri Scolopi, prete intellettuale e patriota al quale il Mameli l’avrebbe sottratto attribuendosene il merito) per ringiovanirlo e renderlo più comprensibile a tutti, anche a quelli che con la storia non hanno molta dimestichezza?
In fondo non saremmo i soli ad occuparci di questo argomento.
Gli spagnoli, ad esempio, stanno peggio di noi perché del loro inno nazionale – la “Marcha Real” – hanno solamente la musica e gli atleti iberici impegnati nelle competizioni internazionali si lagnano di non poter anche loro cantare a pieni polmoni allorquando vien fatto risuonare. Così , il loro forzato mutismo reso evidente dai preliminari di ogni partita o in occasione di altre manifestazioni sportive internazionali, non è da attribuire al fatto che siano tremendamente stonati, ovvero a scarsità di amor patrio, sibbene perché, pur con tutta la loro buona volontà, mancano le parole per poterlo dimostrare.
Per questo, è stato lanciato un concorso per far “parlare” la “Marcha Real”, e già un oscuro disoccupato di 52 anni ha proposto un testo sul quale ferve il dibattito.
Per non parlare dei tedeschi il cui inno nazionale – il “Deutschlandlied” - composto originariamente da tre strofe scritte nel 1841 da A.Heinrich Hoffmann von Fallersleben sulle stupende note di F.Joseph Haydn, si è oggi ridotto, a seguito delle tormentate vicende politiche vissute dalla Germania nel secolo scorso, ad una sola: e per questo alcuni di loro pensano che sia troppo poco e propongono di interpellare poeti, scrittori e letterati per comporne almeno altre due.
Senza dimenticare che se l’”Inno della Federazione Russa” approvato dalla Duma l’8 dicembre 2000 risuona tuttora sulle note create nel 1944 da Aleksandr Aleksandrov, il testo di Sergej Michalkov è poi stato revisionato , dopo la “perestrojka”, dallo stesso disinvolto autore che pur avendo nella precedente edizione inneggiato a Lenin ed al comunismo, ha poi ripiegato su di una più tranquillizzante Russia “…terra natia protetta da Dio”.
Si può dunque concludere che l’idea di “aggiornare” il nostro inno nazionale , non è, forse, del tutto bislacca.
E siccome sono uso criticare quelli che, quando si tratta di risolvere i problemi, dicono che “bisogna fare qualcosa”, ma non dicono mai “cosa”, prendo il coraggio a quattro mani e, pronto a sfidare critiche, ingiurie e sfottò, propongo quello che potrebbe essere il testo del nuovo inno nazionale italiano con la speranza di dare una mano affinchè, dal momento che finora non “s’è desta”, sia la volta buona che l’Italia, finalmente, “si desti”, una volta per tutte.
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Per chi non l’avesse mai letto tutto, riporto il testo dell’“Inno di Mameli” e, di seguito, sulla stessa aria, quello da me proposto.

INNO DI MAMELI

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta,
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.

Dov ‘è la Vittoria?
Le porga la chioma,
chè schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò.

Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.

Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.

Uniamoci, amiamoci,
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.

Giuriamo far libero
Il suolo natio:
uniti con Dio,
chi vincer ci può?

Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò.

Dall’Alpe a Sicilia,
dovunque è Legnano;
ogn’uom di Ferruccio
ha il core e la mano.

I bimbi d’Italia
si chiaman Balilla:
il suon d’ogni squilla
i Vespri suonò.

Son giunchi che piegano
le spade vendute;
già l’aquila d’Austria
le penne ha perdute.

Il sangue d’Italia
e il sangue polacco
bevè col cosacco:
ma il cor le bruciò.

Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò.

Si!

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NUOVO INNO.

Fratelli d’Italia
l’Italia si desti :
pace e lavoro
agli uomini onesti.

E vincan l’amore,
il sapere del saggio,
all’uomo sian guida
virtude e coraggio.

Col sangue e la spada
gli eroi del passato
han fatto d’Italia
un libero stato.


Or giovani forti
richiedono in coro:
non più la pugna,
le lacrime, il duolo!

Al bimbo che nasce
la culla fiorita,
difenda la legge
la donna e la vita.

Giustizia sconfigga
per sempre la fame
e al popolo doni
la casa ed il pane.

Il popol onesto
sconfitta la guerra
col suo sudore
fecondi la terra.

Al franco, al vichingo
ed all’ allemano
l’italico popolo
stringa la mano.

Il bianco col nero
lavori cantando
e insieme sorreggano
il vecchio ch’è stanco.

S’avanzi la scienza,
a tutti il decoro,
col povero il ricco
divida il suo oro.

Noi fummo nei secoli
calpesti, derisi
perché nel passato
siam stati divisi:

mai più saremo
paese conquisto
se avremo la speme
nel popolo e in Cristo.

Or sotto la bella
amata bandiera
giuriam: sia l’Italia
un’unica schiera.

Si!
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Giovanni Zannini - Via Ferri 6 – 35126 – Padova – TLFAX 049/757890 – E.Mail: g.zannini_@libero.it

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