mercoledì 27 giugno 2012


Racconto
UNA POLIZZA TROPPO GENEROSA.                      

“Guarda, sto porco!” dice  un giorno il dr. Franco Liconti, Ispettore Liquidatore sinistri della Compagnia di Assicurazioni “Tranquilli & Sicuri” al collega della scrivania accanto. “Il rag.Modesto Faibene lo conosco  perché è stato mio capufficio. Tutto casa e chiesa, attenti a come si parlava, vietate le barzellette sporche, di bestemmie neanche parlarne, guai se uno si prendeva confidenze  con una collega, o se quella si metteva la minigonna o era troppo scollata. Ma adesso che ha 74 anni, è in pensione, e  vedovo, si è trasformato  in un mandrillo che cambia donna anche un paio di volte l’anno! E non guarda tanto per il sottile, per lui vanno bene tutte, dalle ventenni alle cinquantenni e anche oltre! Non c’è che dire, un bell’esempio di “cattolico praticante”, come lui si vantava di essere!”.
In effetti, le prove del dissoluto comportamento sessuale  del Rag. Faibene, in netto contrasto con i principi religiosi da lui sempre professati, c’erano tutte,  inequivocabili, ed erano fornite  dalle “denunce di sinistro” con successiva richiesta di rimborso  che egli inviava con una certa frequenza alla Compagnia di Assicurazioni  ”Tranquilli & Sicuri” presso la quale  la ditta ove aveva lavorato per ben 42 anni aveva stipulato una polizza contro le malattie e gli infortuni a favore  dei propri dirigenti dopo il pensionamento.
La copertura assicurativa era molto vasta e riguardava i ricoveri, gli interventi chirurgici, le degenze, le assistenze domiciliari post operatorie, le spese per esami di laboratorio, radiografie, cure riabilitative, spese oculistiche, odontoiatriche, infermieristiche ecc.ecc., insomma i benemeriti datori di lavoro presso cui il Faibene aveva lavorato (e l’auspicio è che anche molti altri seguano il loro esempio) si erano preoccupati di sollevare i propri ex dirigenti, che tanto avevano collaborato alle fortune dell’azienda,  da ogni e qualsiasi  spesa derivante dalle  magagne di salute cui essi, per l’età, erano fatalmente destinati ad andare incontro. E, si badi bene, tale assistenza così completa era prestata non solo a favore dell’ex dirigente, della moglie e dei figli, ma addirittura dell’eventuale “convivente more uxorio”: più ampia di così!
“Guarda qua”, e lo scandalizzato  liquidatore sinistri snocciola al collega le prove dell’insaziabile attività sessuale del pio Faibene.
“Il 12 ottobre 2011 chiede il rimborso di una fattura dell’importo di Euro 3. 100,00 da lui pagate alla clinica “Supersalux” per un intervento di appendicectomia  -  con relative rette di degenza – effettuato su tal Cristina Brambilla, di anni 55, casalinga, chiaramente qualificata sua “convivente more uxorio”.
Ma la Cristina  era succeduta, sempre come “convivente more uxorio”, alla  Angelica Coletta di anni 19, barista, che l’11 marzo dello stesso anno , a seguito di frattura tibio tarsica da incidente stradale, era stata sottoposta, nella stessa clinica,  ad operazione chirurgica di osteosintesi per la quale il  Faibene aveva sborsato ben 4.421 Euro dei quali chiedeva all’  assicurazione il rimborso.    
L’anno precedente, ossia il 2010 – prosegue lo scandalizzato  racconto del Liquidatore Sinistri -  il Faibene  aveva presentato la richiesta di rimborso di Euro 2.500,00 da lui pagate per un chep-up completo effettuato in data 1 settembre sulla sua “convivente more uxorio”  Diomira Recalcati, di anni 70, pensionata che, evidentemente, aveva voluto dare una controllatina al suo stato di salute. Nel 2009 poca roba  perché la sua “convivente more uxorio” di turno, Carla Paz, messicana di anni 28, operaia, si era limitata a farsi cavare un paio di denti sostituiti con altri due, con una spesa di soli 1400,00 Euro che il Faibene aveva pagato al dentista e che l’assicurazione gli aveva rimborsato. Mentre  è il 2008 che, francamente, impressiona, perché prima, il 2 febbraio, chiede il rimborso di €  3.100,00 da lui anticipate per un intervento di ulcera gastrica effettuato sulla “convivente more uxorio” dell’epoca, Caterina  Conquelli,  di anni 60, insegnante, e poi, solo pochi mesi dopo, il 7 agosto,  di  €  3.888,00  da lui anticipate per pagare cure ospedaliere (sempre nella migliore clinica cittadina) e rette di degenza a seguito di una polmonite patita dalla nuova   “convivente more uxorio”, Mariolina Sveglia, di anni 19,  studentessa della facoltà di  filosofia.
E quello che stupisce - conclude l’attento Ispettore Liquidatore Sinistri rivolto al collega, piuttosto perplesso, anche se un po’ ammirato per le “performances” amorose del vecchio dirigente   - in tutto questo tempo, manco mezzo euro di spese per la sua salute, ma migliaia per curare quella delle sue scalognate “conviventi more uxorio” che, se avessero saputo che portava iella,  si sarebbero ben guardate, in futuro,  dall’andare a letto con lui”.
Ma quello che fece traboccare il vaso fu l’ impudente richiesta di rimborso, avanzata dal Faibene,  della fattura di Euro 4.400,00 datata 20 febbraio 2012 emessa dalla solita clinica “Supersalus” relativa alla cura di una depressione in cui era caduta la Carmela L. – il nome non si può dire perché, come si vede, è una cosa delicata - educatrice, di anni 44,  pur essa “convivente more uxorio”,  che in realtà, a seguito dell’attenta lettura della cartella clinica effettuata dal Liquidatore, emerse essere nientemeno che la madre Badessa di un convento di suore che gestivano  l’ Asilo Infantile  “Casa degli Angeli”.
Di fronte ad un  tale scandalo, il Liquidatore si rivolse per istruzioni al suo direttore che lo lodò per l’attenzione dimostrata e lo incaricò di un’approfondita indagine (“discreta, per carità”) su tutta la faccenda.
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Alla fine, dall’attenta e diligente inchiesta del dr.Liconti  emerse che il Faibene, anziché   erotomane incallito, e seduttore di pie donne come tutto sembrava dimostrare, era in effetti un sant’uomo, da porre, alla sua morte, sugli altari.    
 Rimasto, solo dopo pochi mesi dal pensionamento, vedovo, si era dato alle opere di bene e,  approfittando delle generose garanzie della polizza stipulata dal suo ex datore di lavoro a favore dei suoi ex dirigenti, ed in particolare della clausola relativa ai “conviventi more uxorio”, era divenuto il benefattore di tante donne, monache comprese,  che o prive di assistenza sanitaria, o  perché non in grado di pagare i “tikets”, o perché necessitanti di ricoveri urgenti senza dover sottostare ad infinite attese, o per altre gravi necessità, egli  faceva passare per sue “conviventi more uxorio” consentendo loro di  godere (si fa per dire) di una pronta assistenza sanitaria , oltrettutto, di prima qualità.
Vorrei vedere, si era detto  con un sorrisetto, come l’assicurazione potrebbe controllare se io con le sinistrate ci vado a letto regolarmente, “more uxorio”,  o se con loro ho avuto solo un rapporto rapido ed occasionale, una scappatella, insomma:  ed aveva con tranquilla coscienza iniziato la sua benefica attività di falso “convivente more uxorio” a fin di bene.    
Il direttore dell’Ufficio Sinistri della “Tranquilli & Sicuri”,  ricevuta la diligente relazione del suo Ispettore, si affrettò ad informarne il collega dell’Ufficio Assunzioni  (quello che vigila sull’andamento  delle polizze, ossia quanti sinistri producono e quanti soldi fan pagare) ed insieme si recarono dal Direttore Generale per un lungo, approfondito consulto alla fine del quale, per evitare che altri generosi  ex dirigenti seguissero l’esempio del loro pio collega, e che la polizza divenisse una specie di pronto soccorso per donne bisognose con problemi di salute, si decise di eliminare dalla polizza incriminata la famigerata (per la Compagnia) clausola relativa ai “conviventi more uxorio”.
A seguito di ciò il Faibene fu costretto a sospendere, con rammarico,  la sua proficua attività umanitaria, ma il peggio toccò a quei ex dirigenti che una “convivente more uxorio” ce l’avevano sul serio, e che da quel momento furono costretti a pagare di tasca propria  le magagne delle loro amanti.
                                                                                                                        Giovanni  Zannini.

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